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Il Giornale della Numismatica n° 5 2012 |
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Scritto da www.filatelista.it
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Lunedì 14 Maggio 2012 16:14 |
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Il Giornale della Numismatica n°5 per la seconda volta nella sua copertina, in alto sull'angolo destro, come a simulare l'effetto di un evidenziatore sottolinea che il numero è composto di 80 pagine. Non è molto chiaro in quale modo si dovrebbe interpretare tale annuncio: un traguardo per una rivista di settore? Se così fosse ci sembra strano che gli editori, provenienti dall'esperienza di “Cronaca Filatelica” abbiano dimenticato come la rivista citata superava abbondantemente le 90 pagine. Probabilmente si potrebbe obiettare che erano tempi differenti e che la crisi non aveva eroso le risorse economiche di operatori e utenti della o forse che era più facile trovare persone disposte a scrivere (il che non sarebbe vero), qualsiasi obiezione di questo tipo si ammanterebbe facilmente di scarsa attendibilità. A meno che non intervenga un responsabile a spiegare i reali motivi e plausibile supporre che la ragione sia nell'incredulità: la stessa redazione non aveva ritenuto possibile raggiungere una simile “ricchezza” di pagine. In realtà la numismatica è un “mare magnum” tale da non difettare certamente di argomenti e di fatto si possono pescare notizie che precludono l'esistenza stessa della numismatica come ad esempio a pag. 17. Il trafiletto “La Svezia dà l'addio al denaro?” potrebbe leggersi come volontà di supporre un futuro incerto per la numismatica: apprendere che una nazione stia probabilmente percorrendo la strada che porta all'eliminazione del denaro contante potrebbe essere letto come una prossima scadenza dell'oggetto numismatico. In realtà non bisogna confondere i cambiamenti dovuti all'evoluzione tecnologica con l'eliminazione dei mezzi di scambio nelle compravendite ed è ragionevole pensare che la “moneta” come oggi la conosciamo è probabilmente destinata a trasformarsi in qualcosa di diverso (fosse anche una carta di credito). Catalogheremo in futuro tali carte? Di fatto lo facciamo già ma è un collezionismo tanto minore da non suscitare alcun tipo di interesse. Avendo a che fare con la filatelia è fin troppo facile formulare una possibile equazione: le carte di credito stanno alla numismatica come le Pt-label alla filatelia ovvero entrambe sono avversate anziché studiate per creare nuovi punti di partenza. Una materia che non sa rinnovarsi è destinata a scomparire o, nel migliore dei casi, essere rinchiusa in un museo capace di suscitare interesse in pochi culturalmente informati e sedotti. Ma quanti musei italiani suscitano il reale interesse dei cittadini? Questa è la domanda che dovrebbe porsi Roberto Ganganelli che nell'editoriale cerca un possibile confronto tra il senso civico britannico e quello italiano e la risposta viene da sola ricostruendo allo scopo di confrontarle una visita presso un museo britannico ed una presso uno tutto italiano. Nella “Terra di Albione” la visita risulta sempre un evento interessante teso a fornire al cittadino uno strumento per accrescere la propria cultura, nel “Bel Paese” quando il museo non è sfruttato per dimostrare l'importanza del patrimonio nazionale vuol dire che serve per dimostrare politicamente la bravura delle persone che lo hanno allestito ma nella maggior parte dei casi i musei vengono nascosti nella speranza di essere dimenticati e quindi trafugati. Le ragioni di questo comportamento italiano? Le spiega Giulio Gianelli girando pagina: [...]il disavanzo e il debito che ne è conseguito non sono stati tanto un modo “per fare azioni eticamente buone”, come ha sostenuto Monti, quanto e sopratutto, per acquisire consenso[...] Dove manca una meritocrazia basata sulle reali capacità dell'individuo e non sulla tessera di partito che tale individuo possiede è del tutte evidente che le istituzioni abbiano fallito ed i cittadini si siano adattati all'andazzo togliendo ai giovani ogni prospettiva di futuro e dunque ogni strumento necessario alla formazione culturale.
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10/05/2012 Officina Profumo di Firenze |
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Scritto da www.filatelista.it
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Venerdì 11 Maggio 2012 11:53 |
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La serie “made in Italy” è una tematica filatelica emessa da Poste Italiane con l'intento di far conoscere e divulgare la produzione agricola, artigianale ed industriale storicamente affermatasi nella nazione. L'emissione del 10 maggio 2012 ha come soggetto un francobollo dedicato all’Officina Profumo - Farmaceutica di Santa Maria Novella in Firenze, in occasione del 400° anniversario della fondazione. Graficamente il lavoro della bozzettista Cristina Buscaglia se da una parte si limita a riprodurre disegnandolo l'interno della Sala Vendite dell'Officina, dall'altra risulta piacevole nella minuziosità di particolari che forse non sono immediatamente visibili nelle ridotte dimensioni della vignetta. In realtà però l'Officina Profumo di via della Scala a Firenze, se pure rientra a pieno titolo tra le più antiche manifatturiere italiane, rimane un fenomeno molto poco conosciuto sul piano nazionale pur essendo la farmacia più antica d'Europa. La sua storia inizia infatti nel 1381 quando i frati Domenicani di Santa Maria Novella si misero a produrre e vendere l'acqua di rose usata come disinfettante nei periodi in cui le epidemie di peste flagellavano il continente. La struttura che però è attualmente visibile risale al 1612 ed oltre ai farmaci era usata per commerciare anche le spezie. La sala adibita alla vendita di spezie rimase attiva come tale fino al 1848 ed attualmente sono ancora conservati gli armadi originali. Nel 1866 la struttura divenne proprietà comunale ed affittata a Cesare Augusto Stefani di cui gli eredi conducono ancora oggi l'attività commerciale se bene da tempo non trattino più farmaci ma elisir, liquori, profumi e vari prodotti di erboristeria
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9/5/2012 Visitate l'Italia |
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Scritto da www.filatelista.it
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Venerdì 11 Maggio 2012 11:16 |
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L'emissione di Poste Italiane del 9 maggio 2012 è formata di due francobolli da 60 e 75 centesimi la cui vignetta è dedicata all'Europa e composta da una donna che idealmente guarda il paesaggio italiano attraverso il finestrino di un treno. L'idea grafica dell'autrice Tiziana Trinca non è poi così malvagia ma la leggenda “VISITATE L'ITALIA” presente sulla vignetta si presta molto all'ironia che potrebbe scaturire se posta in relazione alle vicende politico-economiche che la nazione sta attraversando. Di fatto visitare oggi l'Italia in treno sarebbe impresa quanto meno ardita visti anche i recenti ridimensionamenti effettuati sulla rete ferroviaria da Trenitalia e visto che la maggior parte dei luoghi realmente caratteristici del sud non è servita da alcun treno. Tutto questo però non è colpa dell'autrice che nelle intenzioni è senza dubbio in buona fede ma una reale spinta allo sfruttamento del turismo potrebbe realmente cambiare le sorti della nazione. Purtroppo, come è risaputo, le buone intenzioni sono anche il lastrico dell'inferno e nonostante il coro di voci che si solleva a più riprese affinchè siano poste le basi di una strutturata e consapevole industria del turismo culturale, le istituzioni persistono a non prendere in alcuna considerazione tali suggerimenti. Probabilmente a conti fatti la voce che vuole l'Italia possedere il 70% del patrimonio artistico mondiale è poco fondata (su circa 900 siti patrimonio dell'umanità solo una quarantina sono italiani) ma si può ben affermare che uno scrupoloso studio della storia e della storia dell'arte non può che contenere continui richiami all'Italia e la ragione è sotto i nostri occhi tutti i giorni ma ormai sembriamo non rendercene più conto.
Spesso le soluzioni sono semplici ed alla portata di chiunque ma la mente umana sembra essere piuttosto portata nel complicare ogni semplicità e quella italiana senza dubbio deve essere tra le più dotate in merito. Spesso mi chiedo se il privilegio di essere nato in questa nazione non risieda nella possibilità di crescere sul suo suolo e dunque, giorno dopo giorno, sviluppare una raffinata mente in grado di ingarbugliare ogni presupposto organizzativo. Non so se sia realmente possibile organizzare il nostro patrimonio artistico-culturale in modo razionale e competitivo al punto da renderlo un'industria turistica perfetta ma so per certo che nessun tipo di tentativo serio è mai stato affrontato: emettere due francobolli è più facile e quieta la coscienza.
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5/5/2012 150° anniversario delle Poste Italiane |
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Scritto da www.filatelista.it
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Mercoledì 09 Maggio 2012 08:23 |
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Nel 1862 a seguito di una legge studiata dal governo Cavour e sotto la direzione del Conte Giovanni Battista Barbavara nascevano le Poste Italiane. L'amministrazione era formata da una Direzione Generale strutturata in quattro divisioni: affari generali, movimenti, bilancio e vaglia. Al di sotto vi erano 18 compartimenti e 2383 direzioni locali. Tra agenti e impiegati il personale raggiungeva la ragguardevole cifra di 7305 unità a cui si affiancavano 3000 postini detti “procaccia”. All'interno dei compartimenti si dividevano gli uffici in primari, secondari e ambulanti. All'esterno dell'ufficio postale a norma di legge doveva trovarsi una buca con cassetta interna ed esposto l'orario di apertura. Tutti i problemi che tale direzione dovette affrontare nella riorganizzazione del servizio postale erano conseguenza della forzata unificazione del territorio nazionale. Di fatto la gran parte della popolazione da nord a sud non utilizzava alcun tipo di servizio in quanto analfabeta. L'utilizzo dell'informazione trasportata per posta era praticamente riservata a nobili, imprenditori, grossi commercianti, militari in carriera e impiegati dello stato. Solo nel 1877 con la legge “Coppino” si rese obbligatoria e gratuita l'istruzione elementare e la popolazione iniziò ad alfabetizzarsi ma il fenomeno che rese definitivamente normale l'uso della posta fu la Grande Guerra: per la prima volta si schierava sul fronte un Esercito Italiano formato da soldati provenienti da ogni regione. Di questi albori e del fondamentale impatto che l'utilizzo della posta da parte di una popolazione nuova all'alfabetizzazione, nei francobolli scelti da Poste Italiane per commemorare i primi 150 anni non vi è alcuna traccia. Le nove vignette auto-celebrative sembrano non avere alcun legame con la storia del paese se non per quanto riguarda l'evoluzione tecnologica globale. A ben vedere se l'ente celebrante fosse stata una qualunque altra ditta di trasporti le vignette proposte sarebbero state comunque valide e per cogliere la differenza occorre essere addentrati nella conoscenza dei servizi postali. In questo modo si perde la potenzialità didattica del francobollo e lo scopo delle commemorazioni viene meno. Il foglietto è composto da nove francobolli da 60 centesimi per un totale di Euro 5,40 ed incredibilmente la tiratura di due milioni e settecentomila esemplari per un totale di ventiquattro milioni e settecentomila francobolli rende sempre meno chiari i motivi della mancata diffusione negli uffici postali della nazione.
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Scritto da www.filatelista.it
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Martedì 08 Maggio 2012 11:09 |
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Il notiziario dell'AFIS n°77 giunge in questi giorni all'attenzione dei soci ma in copertina riporta data di luglio/settembre 2011: alla fine poco importa il ritardo giacchè non contiene annunci commerciali o inviti ad eventi passati e le notizie riportate sono sempre interessanti. Giustamente non poteva mancare la dedica alla collaborazione dell'associazione nella realizzazione del Catalogo Sassone-Carraro e per chi ha seguito fin dall'inizio questo importante supporto al collezionismo filatelico non potrà che soffermarsi a meditare sulle immagini delle copertine riportate. Numerose le segnalazioni di ritrovamenti da parte dei soci, le notizie e le riflessioni inerenti la materia ma in particolare ci pregiamo di segnalare l'articolo “Le Filigrane Capovolte dei Francobolli del Regno d'Italia” che è un vero e proprio prontuario di specializzazione. Su cinque colonne e per undici pagine a partire dall'emissione “De La Rue” viene riportato: numero di catalogo riferito al Sassone, descrizione del francobollo, posizione di filigrana pregiata, grado di rarità ed immagini chiarificatrici. Il grado di rarità è espresso in stelle: una stella per i valori più comuni e cinque per quelli più rari. Non vengono trascurati nemmeno i servizi che trovano posto dopo le serie ordinarie e commemorative fornendo così un quadro completo della specializzazione.
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